Piante
carnivore italiane
Il link di riferimento è al sito di Filippo Tassara.
http://www.geocities.com/erbagiassa/
Ho però trovato qualcosa di interessante anche ad altri link.
Nel seguente ho potuto trovare fotografie di piante carnivore italiane
quale la Pinguicula poldinii, ultima specie scoperta sul nostro
territorio.
http://galleriafiori.funghiitaliani.it/
Bella la scheda seguente sulla pinguicula reichembachiana della Maiella
http://www.parcomajella.it/bio_flora_ErbaUntaReichembach.asp
Questa una scheda sulla pinguicula leptoceras sulle Alpi Apuane:
http://www.anisn.it/scuola/percorsi/endemismi/pinguiculaleptoceras.htm
Questa una scheda sulla utricularia australis (probabilmente si tratta
di vulgaris)
http://www.zoneumidetoscane.it/files/erbavescica.html
Sono convinto che endemismi e localismi si possano trovare in
Italia ancora in
strette vallate o su cocuzzoli separati. Le piante carnivore vivono in
posti distanti fra loro e tendono a rendersi tipiche.
Si possono anche trovare piccole colonie in luoghi ameni.
Io stesso ho trovato una
colonia di pinguicule alpine a poche centinaia di metri dal Lago di
Garda.
E' importante comunque il massimo rispetto per queste piante.
Situazione
Sono contrario alle drammatizzazioni. Penso sempre che il pianeta
è in continua dinamica. E penso anche che l'impatto della
attività umane faccia parte della nostra storia.
Fino a pochi anni fa (e ancor oggi...) in molte parti del mondo, non
venivano valutate le conseguenze di politiche del territorio
negli spazi e nei tempi.
Venivano sacrificate paludi per eventuali zone industriali nel nome di
un qualche beneficio ipotetico. Venivano usate sostanze con potenziali
capacità di aumentare la produttività di terreni, per poi
ritornare a produrre in maniera naturale (biologica).
Il progresso tecnologico viene oggi messo in discussione, soprattutto
quando
esercitato da gruppi di pressione che lucrano sul cambiamento fine a se
stesso.
Di fatto: nel 1995 a Sibolla, una bella palude della Toscana
l'Aldrovanda vesiculosa sopravviveva nelle acque in abbondanza. Ne
coglievi a manciate. 5 anni dopo non ne trovavi una pianta (fonte
Sergio Cecchi). E nemmeno se ne trova in tutta Italia. Colpa dei
fertilizzanti.
Nel 1952 in provincia di Brescia, nelle pianure della Bassa, la gente
poteva trovare sfagnete in cui la drosera anglica proliferava. (fonte:
testi del
Museo di Scienze Naturali di Brescia). Con i trattori di nuova
generazione venivano arate e trasformate queste paludi in campi
coltivabili.
Nel 1985 nel parco delle Groane (zona Paderno Dugnano - provincia di
Milano) si trovavano zone paludose con l'Aldrovanda vesiculosa. Per
costruire non so quale industrietta venivano versati qualche tanica di
olio esausto e il disastro ambientale faceva scomparire piante e
divieti.
La normativa si incattivisce con chi strappa un fiore perché
è più facile prendersela con i deboli (anche se un po'
ignoranti). Per cui un individuo ignorante (che ignora il male che
produce) che strappa un fiore o una pianta viene punito. Poco importa
(giustamente) che si tratti di piante che vengono altrimenti mangiate
come erba
dalle mucche o massacrate da pneumatici.
Se viene invece presa una decisione politica e si decide che "per lo
sviluppo di una zona" debbono essere sacrificate le zone paludose per
farci il parcheggio di una seggiovia (vedi zona del passo del Tonale,
ma gli esempi sono innumerevoli), non ci sono ostacoli, ne
responsabilità. La ruspa parte ed i gruppi ambientalisti poco
possono fare. Stesso dicasi per una strada (esempio la palude dove
dovrà passare l'autostrada vicino a Padova) o per gli argini dei
fiumi.
Gli argini dei fiumi che oggi sono diventati ormai gli unici
parchi veri in pianura Padana. Sono un susseguirsi di parchi comunali e
zone protette, anche perché nessuno si fida a costruirci
qualcosa. Peccato che l'acqua che ci passa sia inquinata e che gli
argini siano asfaltati. Forse sono esagerato. Anzi sicuramente. Forse
il degrado si sta fermando e ora la gente ci pensa di più.
Chissà se i nostri figli potranno ancora trovare l'Aldrovanda
vesiculosa italiana da qualche parte.
Vi prego, facciamo tutti nel nostro piccolo qualcosa per salvare questa
natura bellissima che ci circonda.
Auguro a Filippo Tassara,
carissimo amico e fulcro del progetto conservazione, buona
fortuna. Se siete interessati, contattatelo e chiedetegli cosa
può fare ognuno di noi.